
Ho tentato più volte di far si che non passassero per l’appunto 20 giorni prima di tornare a scrivere. E ho puntualmente cestinato le righe che mi sono venute. Strano che non l’abbia fatto ora. In fin dei conti non è questo “il colpo in canna” che avevo, è soltanto un ennesimo, inutile, intercambiabile frammento di caos. Che però mi ha chiesto di esser scritto. E l’ho fatto.
Ho avuto molti pensieri in questi 20 giorni. Molti molti. Pochi sono qui. Molti si sono persi nell’aria. Non sono svaniti, sono ancora da qualche parte.
Ho capito che devo stare più attento, come afferma l’amico Olbia in un suo famoso scritto. Chissà se fossi stato sempre attento, come sarebbe la mia vita adesso, quali persone ne avrebbero fatto parte e quali no, quali l’avrebbero condizionata in meglio aprendomi le porte della felicità.
Ho confermato di avere uno spirito assurdamente volubile, che si riassume metaforicamente nei miei ascolti musicali e nella scelta degli Mp3 da caricare nel lettore. Dal revanchismo nostalgico dei miei 13-15 anni con la dance ’90, a quello dei 18-20 anni con le iniezioni discotecare delle notti d’estate(mi vedo già vecchio, ma pensa te) passando per i deprimenti Type 0 Negative, una spina nel culo come Nitro degli Offspring, un brano mai cagato di Battiato come “Breve Invito a rinviare il Suicidio”, un disco dei Soerba, Chroma Key, Toto, Genesis e tanta roba che una persona assennata non assocerebbe mai. Il mio cervello va più rapido della musica che ascolto, che dopo 20 secondi è già ineguata. Ci vorrebbe un gruppo totale, in questo senso. Frank Zappa? I Bluvertigo? Boh.
Ho letto un racconto e avrei voluto abbracciarne l’autrice. Forse glielo dirò. Da quelle righe traspare una sensibilità straordinaria, fuori dal tempo ma così fantasticamente vera, umana, da prendere ed innalzare ad esempio di cosa voglia dire Vivere.
Ho avuto l’ennesima riconferma di quanto nell’amministrazione pubblica italiana viga il principio esattamente opposto alla meritocrazia, e dominino i “pedriani” bassi istinti, in cui una minima, infima posizione di ridicolo potere autorizza plebaglia a tirarsela e rispondere sgarbatamente anzichè aiutare il povero cittadino. Sono un tipo pacato, ma in questi casi rispondo, come mi è capitato in banca o alle poste. Oggi mi sono incredibilmente trattenuto. L’aria fresca di Quartu è stata conciliante in tal senso.
Ho pensato di ricontattare più di una persona che non sento da un po’,mettendo da parte le mie chiusure imposte in nome di ciò che penso realmente. Ma poi ci ho ripensato di nuovo. Anche questo è un caso ciclico. Prima o poi, complice una birra di troppo, mi scapperà qualche sms che ora ho minuziosamente risparmiato. Altro che evoluzione. Non sono gli eventi a cambiarci, ma noi che improvvisamente cambiamo al cospetto degli eventi. E io non sarò completamente cambiato, se prima o poi mi scapperà questo Sms.
Ho provato stupore nel vedere il successo del mio ultimo post, e a dire il vero questo successo non sono nemmeno riuscito a gestirlo. Dopo un post di sociologia spicciola ma esposta in un modo che è piaciuto, qualcuno si aspettava un altro post interessante e invece leggerà questo soliloquio davvero unidimensionale. Ma che ci posso fare, come dice Bersani, non aspettatevi sempre un saggio della mia poesia. In realtà ho affatto un cervello, sono svitato. Ehi, questo non lo dice Bersani, lo dico io.
Ho preso una pallonata in faccia che la metà mi bastava. In compenso spero di giocare di più e tornare presto in forma, perchè il calcio giocato mi diverte assai. Sono un italiano medio. Quando i giovani maschi italiani non usano la tecnologia, usano il pisello oppure giocano a pallone. Affermazione rubata, orribile ma con un fondo di triste verità.
Ho rinunciato anche per questa settimana alla birra e siamo già a 15 giorni. Qualcuno ha cercato di convincermi buttandola sul sentimentale, dicendo “ma non ti manca?”. Certo che mi manca, che diamine. E poi il rito Opìficista lo prevede tutti i mercoledì. Ma il mio fisico lo chiede.
Ehi, non sono alcolizzato. Scemi. Sono anzi un modello di sacrificio e contenzione per la gioventù moderna. Però mi piace Bukowski e in fondo aveva ragione.
Ho suonato in uno dei posti più ambiti della terra, il Bar Picciau di Monserrato. Il tipico bar stile anni ’80,col poster del Cagliari dello scudetto, una vetrina impolverata, le mura impregnate di fumo e una clientela la cui somma complessiva di denti non supera il numero tre. Comunque è stato divertente e ringraziamo l’amico Maboi per questo.
Ho iniziato ad occuparmi della tesi,anche se non troppo seriamente. Ho acquistato “Società Africane” a cura di Daniele Mezzana, un libro dall’approccio decisamente sviluppista, ovvero quello che voglio evitare, ma ricco di saggi potenzialmente interessanti. Sembra che prima d’ora nessuno si sia preoccupato (quantomeno in Italia) di fare una seria indagine mass-mediatica sull’immagine dell’Africa.
Ho rivisto il film Bloody Sunday e film come questi dovrebbero fare milioni. Ne ho le tasche piene della retorica liberale: questa è la realtà, signori. Ci sono popoli che soffrono col convinto assenso di tutti noi, e la cosa triste è che anche quando ci sbattono in faccia la cruda verità, adduciamo assurde giustificazioni piccolo-borghesi. Ce la meritiamo proprio, la nostra civiltà del “Progresso”.