Believe In Nothing

22 Gennaio 2006 12 commenti


Into a strange new world,into the after
all your tears might find you’ve fallen too far
take another look,take another ride
can’t we make them leave the hate behind

and I still believe in nothing
will we ever see the shape of tomorrow?

Into the empty storm,into the formless loss of hope,
Where we can forget the game

And I still believe in nothing
Will we ever see the cure for our sorrow

Nothing is sacred when no one is saved
Nothing’s forever so count your days
Nothing is final and no one is real
Pray for tomorrow and find your empty still

Nothing

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Catene

8 Gennaio 2006 8 commenti


Mi impegno a non spezzare la catena in cui il caro BatGiaime mi ha infilato. E la passo ai bloggers della mia lista.

5 abitudini strambe

1)Amo studiare con l’aria calda puntata in faccia. Il rumore della stufa elettrica e il calore mi agitano le molecole del cervello. Ma agitano anche la bolletta.

2)In inverno, raramente qualcuno riesce a vedere i miei capelli. In qualsiasi situazione, in qualsiasi luogo e con qualsiasi temperatura, sono perennemente coperto dal berretto, o “ciccìa”, come si dice qui.

3)Scarico compulsivamente la posta. Anche 3 secondi dopo averla già scaricata. Ma credo sia un’ossessione di gran parte degli utenti Internet.

4)Mangio ripetutamente cose che so con largo anticipo che mi faranno male. Latticini e formaggi da guerra, pizze infernali, birre doppio malto, dolciumi atomici.

5)Controllo sempre 10 volte se ho tirato lo sciacquone e se ho chiuso il portone di casa. Mi rialzo dal letto anche un’ora dopo per controllare. Mi dimentico puntualmente se l’ho già fatto. E lo rifaccio. A meno che non mi imponga deliberatamente di ricordarmelo.

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Giunge l’eclissi…

28 Dicembre 2005 6 commenti


Un oscuro pianeta offusca la mia orbita.
Da oggi comincia un’inaspettata eclissi, che probabilmente verrà interrotta solo da casuali squarci di luce residua.

Queste sono parole pesate.

Chi vuole osservare cosa succede in superficie, al di là del buio, può seguire la rotta su MSN.

Grazie a tutti

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E sono nove…

9 Dicembre 2005 6 commenti


Due pensieri:
Uno serio, al popolo della Val Di Susa. Che dimostra come la gente vada da una parte, e la politica sempre più dall’altra. Indistintamente, da destra a sinistra. Oggi mi è andata storta la cena, a vedere quelle immagini. Quella gente ha ragione. E come Sardo non posso che capire cosa vuol dire stare sempre all’erta riguardo alla propria terra, che tutto è fuorchè la propria nelle decisioni che contano. La politica TUTTA e la tanto sbandierata democrazia non sono affatto quegli strumenti di partecipazione che dovrebbero essere.
Sono gli strumenti di becera esecuzione di ciò che DEVE essere fatto, in nome di logiche lontane: poco importa se 100.000 persone non siano d’accordo, e se queste sono le persone che in quella valle vivono e della quale conoscono storia, spirito e necessità.

Un altro sempre serio, alle donne e ragazze della terra.
Che meritano di essere tenute in alto, perchè sono uno splendido miracolo.
Un universo di meraviglia e spirito.
Anche se sono fonte continua di squilibrio e capaci a volte di perfida, sotterranea malignazione. Virtuose fatali,le donne.
Sarete pronte a rivoltare il giudizio -tacciandolo di maschilismo, qualità che davvero non mi si addice- , ma come dice un antico proverbio nordico, “Eru köld kvenna ráð”.
Freddi sono i consigli delle donne, freddo è il loro meditare, saggi, ponderati, astuti e sibillini i loro piani. E gli antichi popoli germanici in queste cose ci azzeccavano sempre.
Comunque sia, anche questa è una straordinaria qualità; e anche per questo vi apprezzo.

Dicevo, sono nove,i giorni di questo dicembre.

Non lo credevo possibile, eppure quest’anno il mese delle feste è arrivato ancora più in fretta. Ma cribbio. Non poteva aspettare un po’? Mi sta davvero cogliendo alla sprovvista.
Già le feste volano, non lasciano niente se non “l’affetto immaginato che dura il tempo di un Sms” (mio pensiero ricorrente, sono noioso, lo so), in più non mi sto neanche raccapezzando del fatto che sono vicine.

E va beh.
Ho sprecato 2 mesi evitando accuratamente di occuparmi della tesi.
Era difficile, ma ce l’ho fatta. La musica sta invadendo le mie giornate in maniera quasi ossessiva -e possessiva-, senza peraltro dare sufficienti frutti in rapporto alle ore impiegate.
Chi lo sa, magari anche quelli arriveranno in fretta e di soppiatto così come le feste. Non ho fatto nemmeno la Xmas Card (o come cavolo si chiama), tanto quest’anno non ho voglia di sviluppare le dita iperveloci da giapponese a furia di messaggiare.

Gli auguri li farò in una mail comunitaria a tutti quanti, e chi s’è visto s’è visto!

Per oggi non ho pensieri profondi da regalare al popolo dei Bloggers.
Me ne scuso.
Che strano, sono anche io un Blogger.
Però questa cosa è “figa”, dai :P
Certo, questa piattaforma virtuale ha avuto momenti di crisi, in cui ci sono stato poco dietro. Il famoso ritmo di un post al mese. Eppure è ancora in piedi.

Quest’anno il Natale come sempre (spero) in famiglia, e non concedero uscite modaiole notturne post mezzanotte in viali cagliaritani altrettanto modaioli, tanto per dire io c’ero che poi alla fin fine era meglio se non c’eri.
Anche qui sono un balordo reazionario: con tutti i giorni all’anno per stare con gli amici, proprio la sera della vigilia di Natale devo uscire di casa per vedere gli stessi, e farmi vedere da sconosciuti, vedere sconosciuti/sconosciute o farmi vedere da conosciuti che dicono “ehi sai chi ho visto a natale in viale”…
Tradizione? Moda? Giudicate voi.

C’è già tanta merce in vetrina in questi Natali moderni, evitiamo di fare vetrina pure noi. Tanto a uscire in tiro siete “solo brutti”, come si usa dire qui, e l’anima gemella non la trovate certo lì.

Il capodanno è incerto, forse anche quello in musica, chissà.

Avevo pensato ad un post specifico sulla “vita in musica”, ovvero sulle colonne sonore della nostra vita, e l’associazione -ormai scolpita nel Tempo- di canzoni e momenti.
Ma ora è tardi, lo scriverò nei prossimi giorni, di qui a Natale :P

Tanto prima di Natale, qualche cosa di sensato mi verrà sicuramente in testa, e avrò modo di tornare a disturbarvi.

Ciao

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L’intelligenza sta…

26 Novembre 2005 10 commenti


“L’intelligenza sta
nel cercare con estrema cura
possibili compagni d’avventura”

La storia non si fa con i se, e nemmeno la vita. Però il beneficio della fantasia come sempre voglio concedermelo. E dunque, che sarebbe della nostra vita se sapessimo circondarci -nel più dei casi- di ottimi compagni d’avventura?
Credo che il grosso delle sofferenze, o più semplicemente delle insoddisfazioni di tutti i giorni siano date proprio da scelte non azzeccate riguardo alle persone di cui ci circondiamo.
Voi direte, il bello della vita è anche qui: la perfezione non esiste e non sarebbe nemmeno auspicabile. L’imprevisto, la novità, lo scontro e la maturazione attraverso persone magari anche sbagliate, ma mai immaginate prima.
Vero, ma forse non è di questo che parlo.
In ogni caso, quelle sono persone positive: che portano squilibro solo per l’attimo in cui ci cozziamo, e gradualmente cominciano a diventare satelliti amici.

Vi sono invece esistenze di cui sarebbe buono e giusto privarci.
Anime oblique, nel migliore dei casi incompatibili, nel peggiore pericolose o fatali. Pensateci bene.
Eppure non siamo tutti capaci allo stesso modo di discernere:
tra queste persone, si potrebbe a mente fredda abbozzare una distinzione.
I nemici espliciti, quelli che ci risultano ostili in breve tempo, in modo inequivocabile, ed anzi in alcune occasioni talmente diretto che troncare il rapporto può essere più semplice. Sono pericolosi per gli effetti a breve termine, ma hanno il vantaggio della riconoscibilità quasi immediata.
I dissimulatori, una macro-categoria che comprende i “falsi amici” e “gli interessati”, che non sono sempre la stessa cosa. Anche questi vengono alla lunga allo scoperto, ma non è sempre facile capire fino a che punto agiscano per interesse o siano persone deboli, che non fanno trasparire quello spirito di amicizia che tanto ci attenderemmo in alcune occasioni.
Sono difficilissimi da scovare.
Gli insensibili, quelli che possono avere anche un’essenza buona, e vivere un rapporto in buona fede, con lealtà e sincerità: ma hanno delle carenze sottilissime dal punto di vista umano, a volte peccano di individualismo e profondità, tatto e capacità di calarsi nella profondità del diverso, del nostro Io. E’ la mancanza di una qualità spirituale.
E’ triste dirlo, ma dovremmo evitare anche queste persone.
Anche costoro in realtà sono più eterei e nascosti di quanto possa sembrare.
Gli ossessivi, che hanno in comune con gli insensibili la mancanza di tatto e discrezione, con il distinguo che questi possono benissimo non essere in realtà “amici”, ma agire in malafede (in tal caso si apparentano ai dissimulatori) o per una pura contingenza che li ha portati ad incrociarsi con noi. Dopo aver capito la tua bontà, non vedono il discrimine tra il momento per dare e il momento per ricevere: non capiscono più che ciò che tu dai è gratuito, e non dovuto.
Chiedono, chiedono, chiedono sempre. Magari in fondo non “pretendono”, ma si pongono esattamente come se lo facessero.E cascano dalle nuvole alla prima reazione scomposta, ma legittima.
Non sempre è chiaro il metodo per identificarli. Sulfurei e ambigui anche loro.
Gli autistici, che sono affini agli insensibili, con la differenza che non solo sono incapaci di capire il diverso, ma nemmeno ci provano con la dialettica. Vivono nel loro esclusivo mondo e alla prima divergenza non è che “sbagliano” l’interpretazione del tuo modo di vedere le cose -come appunto, gli insensibili-, ma proprio non vogliono saperne. Questi sono abbastanza visibili, per nostra fortuna.
Gli obbligati, quelli di cui percepiamo (subito o dopo un po’, in tal caso non conta più) un’essenza negativa o incompatibile con la nostra, ma che per forza di cose siamo costretti a mantenere nella nostra orbita, vuoi per motivi di educazione, convivenza oppure -è tristissimo dirlo- per stretta convenienza. Siamo a questo punto dei dissimulatori noi stessi? No, non credo…semplicemente mi piace pensare che siamo persone “in attesa” dell’occasione per rimediare a questa cattiva scelta, eliminando queste presenze solo nel momento in cui questa decisione non sia più nociva che mantenerle. Insomma, ci libereremo di questi, cercando però di limitare i danni che ci siamo già fatti legandoli a noi.
I virtuosi fatali, quelli che ci hanno fulminato magari per una superba qualità specifica, o per un misterioso fascino, di cui non riusciamo ad afferrare verso e direzione, ma che come una calamita ci attrae. Può andarci però male, e quando realizziamo che questo verso è orientato ad un polo che non ci piace per nulla, potrebbe essere tardi: sarà difficoltoso liberarci di tali virtuosi del negativo. Avranno già fatto grossi danni, o potrebbero farne esponenzialmente sempre di maggiori.
Sono riconoscibili, ma appunto in ritardo, ed è questo il loro potenziale oscuro.

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Due pensieri

24 Novembre 2005 7 commenti


Sono le 1.06 di un mercoledì invernale, che si può definire tale a ragione delle temperature: qui a Cagliari avremo almeno 5 gradi, a giudicare dalla rigidità con cui sono tornato a casa a piedi pochi minuti fa.

Quante cose dobbiamo fare nella vita? E’ meglio dedicarsi ad un solo interesse o passione, però dando interamente se stessi e impegnando tutte le energie, o dividere queste ultime per tante occupazioni diverse? E’ un dubbio che da un po’ mi tormenta ed al quale non ho ancora saputo trovare una risposta soddisfacente. Non sarei capace di “ridurre” i miei tanti impegni, me ne cerco sempre di nuovi. Eppure puntualmente mi torna in testa l’idea che forse sarebbe meglio se mi dedicassi con corpo ed anima ad un solo obiettivo per volta, fino a vederne la conclusione.Lo sarebbe stato forse anche in passato.
Ed occupare il resto del mio tempo al puro e semplice disimpegno rigenerante.
Potrei soltanto suonare, oppure soltanto studiare, oppure soltanto scrivere, per il resto mi piacerebbe dividere i miei restanti minuti vitali in pizze, birre, partite di calcetto, la mia adorata Inter e il mio pc. Sono uno squallido borghese, in fin dei conti. Ma una viva passione ce l’avrei comunque.
Oppure potrei soltanto pensare. Eh già, perchè pensare non è mica cosa da poco.

E attualmente non sono fidanzato. Non oso immaginare gli sconquassi…

Quali post sono più degni di pubblicazione rispetto ad altri? Quelli disorganici come questo, ricchi di pensieri sparsi e istantanei? Oppure quelli a tema, davvero intriganti, che però nascono nella mia testa solo nei momenti in cui sono lontano dal PC? Qualcuno me lo ricordo, qualche altro no. Ed allora la mia irrefrenabile voglia di scrivere si riduce a queste piccole cose.
A volte avverto il limite della scrittura, che poi è un millesimo dei limiti della comunicazione verbale. Già è difficile esprimere in lunghi discorsi orali ciò che si pensa e ciò che si sente, figuriamoci in poche righe su un blog.

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Negli ultimi 20 giorni…

15 Novembre 2005 12 commenti


Ho tentato più volte di far si che non passassero per l’appunto 20 giorni prima di tornare a scrivere. E ho puntualmente cestinato le righe che mi sono venute. Strano che non l’abbia fatto ora. In fin dei conti non è questo “il colpo in canna” che avevo, è soltanto un ennesimo, inutile, intercambiabile frammento di caos. Che però mi ha chiesto di esser scritto. E l’ho fatto.
Ho avuto molti pensieri in questi 20 giorni. Molti molti. Pochi sono qui. Molti si sono persi nell’aria. Non sono svaniti, sono ancora da qualche parte.

Ho capito che devo stare più attento, come afferma l’amico Olbia in un suo famoso scritto. Chissà se fossi stato sempre attento, come sarebbe la mia vita adesso, quali persone ne avrebbero fatto parte e quali no, quali l’avrebbero condizionata in meglio aprendomi le porte della felicità.

Ho confermato di avere uno spirito assurdamente volubile, che si riassume metaforicamente nei miei ascolti musicali e nella scelta degli Mp3 da caricare nel lettore. Dal revanchismo nostalgico dei miei 13-15 anni con la dance ’90, a quello dei 18-20 anni con le iniezioni discotecare delle notti d’estate(mi vedo già vecchio, ma pensa te) passando per i deprimenti Type 0 Negative, una spina nel culo come Nitro degli Offspring, un brano mai cagato di Battiato come “Breve Invito a rinviare il Suicidio”, un disco dei Soerba, Chroma Key, Toto, Genesis e tanta roba che una persona assennata non assocerebbe mai. Il mio cervello va più rapido della musica che ascolto, che dopo 20 secondi è già ineguata. Ci vorrebbe un gruppo totale, in questo senso. Frank Zappa? I Bluvertigo? Boh.

Ho letto un racconto e avrei voluto abbracciarne l’autrice. Forse glielo dirò. Da quelle righe traspare una sensibilità straordinaria, fuori dal tempo ma così fantasticamente vera, umana, da prendere ed innalzare ad esempio di cosa voglia dire Vivere.

Ho avuto l’ennesima riconferma di quanto nell’amministrazione pubblica italiana viga il principio esattamente opposto alla meritocrazia, e dominino i “pedriani” bassi istinti, in cui una minima, infima posizione di ridicolo potere autorizza plebaglia a tirarsela e rispondere sgarbatamente anzichè aiutare il povero cittadino. Sono un tipo pacato, ma in questi casi rispondo, come mi è capitato in banca o alle poste. Oggi mi sono incredibilmente trattenuto. L’aria fresca di Quartu è stata conciliante in tal senso.

Ho pensato di ricontattare più di una persona che non sento da un po’,mettendo da parte le mie chiusure imposte in nome di ciò che penso realmente. Ma poi ci ho ripensato di nuovo. Anche questo è un caso ciclico. Prima o poi, complice una birra di troppo, mi scapperà qualche sms che ora ho minuziosamente risparmiato. Altro che evoluzione. Non sono gli eventi a cambiarci, ma noi che improvvisamente cambiamo al cospetto degli eventi. E io non sarò completamente cambiato, se prima o poi mi scapperà questo Sms.

Ho provato stupore nel vedere il successo del mio ultimo post, e a dire il vero questo successo non sono nemmeno riuscito a gestirlo. Dopo un post di sociologia spicciola ma esposta in un modo che è piaciuto, qualcuno si aspettava un altro post interessante e invece leggerà questo soliloquio davvero unidimensionale. Ma che ci posso fare, come dice Bersani, non aspettatevi sempre un saggio della mia poesia. In realtà ho affatto un cervello, sono svitato. Ehi, questo non lo dice Bersani, lo dico io.

Ho preso una pallonata in faccia che la metà mi bastava. In compenso spero di giocare di più e tornare presto in forma, perchè il calcio giocato mi diverte assai. Sono un italiano medio. Quando i giovani maschi italiani non usano la tecnologia, usano il pisello oppure giocano a pallone. Affermazione rubata, orribile ma con un fondo di triste verità.

Ho rinunciato anche per questa settimana alla birra e siamo già a 15 giorni. Qualcuno ha cercato di convincermi buttandola sul sentimentale, dicendo “ma non ti manca?”. Certo che mi manca, che diamine. E poi il rito Opìficista lo prevede tutti i mercoledì. Ma il mio fisico lo chiede.
Ehi, non sono alcolizzato. Scemi. Sono anzi un modello di sacrificio e contenzione per la gioventù moderna. Però mi piace Bukowski e in fondo aveva ragione.

Ho suonato in uno dei posti più ambiti della terra, il Bar Picciau di Monserrato. Il tipico bar stile anni ’80,col poster del Cagliari dello scudetto, una vetrina impolverata, le mura impregnate di fumo e una clientela la cui somma complessiva di denti non supera il numero tre. Comunque è stato divertente e ringraziamo l’amico Maboi per questo.

Ho iniziato ad occuparmi della tesi,anche se non troppo seriamente. Ho acquistato “Società Africane” a cura di Daniele Mezzana, un libro dall’approccio decisamente sviluppista, ovvero quello che voglio evitare, ma ricco di saggi potenzialmente interessanti. Sembra che prima d’ora nessuno si sia preoccupato (quantomeno in Italia) di fare una seria indagine mass-mediatica sull’immagine dell’Africa.

Ho rivisto il film Bloody Sunday e film come questi dovrebbero fare milioni. Ne ho le tasche piene della retorica liberale: questa è la realtà, signori. Ci sono popoli che soffrono col convinto assenso di tutti noi, e la cosa triste è che anche quando ci sbattono in faccia la cruda verità, adduciamo assurde giustificazioni piccolo-borghesi. Ce la meritiamo proprio, la nostra civiltà del “Progresso”.

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La mia casa

26 Ottobre 2005 24 commenti


Pensavo al blog come una casa. In fin dei conti è un luogo sicuro, no?
Certo, è un posto virtuale. Ma è nostro,e soprattutto c’è sempre. E’sempre qui. Mi piace pensare al blog come ad un “approdo”, piuttosto che come ad un diario. Se uno vuole, può mettersi comodo sul divano, oppure rimanere col vestito elegante. Ci possiamo aprire e mostrare nella nostra intimità, ma anche chiudere e nascondere, forse anche più di quanto non facciamo nella vita quotidiana con le nostre pirandelliane maschere, con i nostri personaggi riconoscibili.

Leggevo da qualche parte una riflessione, forse proprio di Galimberti, riguardo all’attuale fenomeno dei Reality Show, più in particolare a proposito della diminuzione del senso del pudore, del privato, dell’intimità e dei sentimenti. Si sbandiera ciò che si prova ai quattro venti, non esiste più una dimensione che dovrebbe restare racchiusa entro lidi ristretti. Ci DOBBIAMO esporre, dobbiamo buttare sul piatto tutti i nostri sentimenti, privarli del loro valore, esporli al pubblico giudizio e così neutralizzarli, evitare di considerarli così importanti da tenerli solo per noi, o per pochi.
L’obiettivo è l’omologazione totale dei sentimenti e dei pensieri, così come sta accadendo per tutte le altre sfere dell’esistenze?
Può darsi, ed in tal caso io stesso, che critico fortemente questo tipo di società, scrivendo nel blog sono al contempo vittima di questo meccanismo (ci sono cascato, alla trappola dello spettacolo interiore reso esteriore) e energia pura per l’ingranaggio.

Eppure pensiamo sempre. Proviamo emozioni e sentiamo sempre. E’difficile uccidere i sentimenti, è difficile omologare la radice profonda degli spiriti umani. Basterà un computer a fare questo? Il dubbio è pesante.

Il Reality, ma soprattutto la televisione, non chiede il permesso. Non lo chiede a chi è guardato, che viene esposto volente o nolente in ogni frangente, e non lo chiede a chi guarda. Entra in casa e basta.

Forse Internet è meno pericolosa. Perchè è meno gerarchica, e meno autoritaria. E’legata alla nostra volontà, alle nostre esigenze di comunicare. E’un meccanismo che funziona solo sotto il nostro comando.
Siamo nodi di una rete, ma la rete è solo una struttura. Il contenuto dipende da noi. La televisione è un unico nodo, al quale tutti si collegano.

I blog forse sono soltanto il riflesso di un’esigenza…di sentirci meno soli in questo mondo di atomi. Una forte volontà di riscoprire sentimenti umani, caldi e sinceri, aprendo il nostro mondo ad altri mondi, cercando segnali di comunità sentita attraverso il vissuto. Cercando attimi in cui lo spirito di due persone si incontra magicamente, a prescindere dalla distanza.

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Ancora una mezz’oretta…

22 Ottobre 2005 2 commenti


Ecco cosa si ottiene ad ascoltare il Belfiori.
Niente più che immagini di questo tipo. L’Olbia, il Pegadro e Cagouz sono il contorno ideale per una Radon-serata, boema e post-moderna nel più sconvolto dei sensi. Ancora rimembro la felicità del tipo alla richiesta di 2 coccoetti alle 3.45 del mattino. Lo dicevano, gli altri, che bisognava tornare a casa. E c’è chi ha 28 anni e si duole di comportarsi come ne avesse 20, c’è chi ne ha 23 e si duole di non comportarsi come ne avesse di più e via discorrendo. Fatto sta che va bene così,la Spaten era buonissima ed anzi ha contribuito non poco alla realizzazione di questa foto. L’idea però non è assolutamente del Radon, ci tiene a precisarlo. E poi, era il caso di festeggiare la sconfitta del baffo, in quanto il Belf in mattinata si è reso protagonista di un’inaspettata vittoria per 30 a 0, certamente un’eresia tennistica ma una cifra soddisfacente in campo universitario. Siamo a meno “mezzo esame”. Ancora qualche giorno di cazzeggio puro e poi l’Africa mi aspetta.

Buon fine settimana a tutti e Forza Inter,come sempre!

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Fuga

17 Ottobre 2005 3 commenti


Sono agitato.
Sarà la vicinanza dell’esame, saranno gli estenuanti ragionamenti di questi giorni, fatto sta che se avessi abbastanza coraggio progetterei una vera e propria fuga. Di quelle libere e disturbanti per il mondo circostante. Quasi come uno sciopero. Si, perchè di sciopero si potrebbe parlare. Se non funziono io, se ragiono e penso per me anche solo per una volta, tutti vanno nel panico. Sono troppo richiesto, ma non nel senso che speravo o che circa quattro anni fa mi faceva un immenso piacere. Mi sembra di essere sempre più richiesto per quello che faccio e non per quello che sono. Allora si che potrei darmi interamente.

Non vedo l’ora che passi mercoledì, comunque vada l’esame, l’importante è che passino quelle ore. Dopodichè altri giorni di tensione mi aspettano.
Ma come sempre affronterò un ostacolo per volta.

Che farò adesso?
Arrivati a quest’ora, in questi giorni sento l’esigenza di concludere degnamente la giornata, ma a dire il vero è sempre stato così. Sto sopperendo a questa mia fame con dei film, ieri ho rivisto i Tenenbaum, avantieri è stata la volta de La Casa delle Finestre Che Ridono, oggi forse toccherà a Cane di Paglia.
Ma non lo so…potrei dare sfogo anche alla mia vecchia passione videoludica recuperando qualche gioco che mi faccia passare due/tre ore in un altro mondo, quella si, una vera e propria fuga.
Anche se virtuale nel pc, reale nel mondo dei miei ricordi.

Che in fondo non fanno male, ma aiutano a superare un presente pesante come quello di oggi. Scriverò un nuovo post sulle memorie, prima o poi.
Penserò nel frattempo in quale mondo virtuale lanciarmi.

Il mio passato informatico mi affascina. Anche questo meriterebbe un post chilometrico. Glielo dedicherò.

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